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LE NOSTRE STORIE

Cara Rushooka

Rushooka è un sogno tropicale, un piccolo villaggio incantato tra le colline del sud Uganda. Mettemmo piede qui per la prima volta nel 2012, era una buia e fresca notte africana di febbraio. La strada che ci condusse da Kampala a Rushooka era completamente buia, solo i fari della macchina creavano una macchia di colore giusto sull’asfalto, i suoi buchi e la terra rossa. Così fu l’abbraccio del nostro villaggio di missione formato coppia, completamente scuro e misterioso: nemmeno degli alberi si potevano scorgere in quella notte d’Africa equatoriale senza luna! 

 

Il mattino però ci regalò il meraviglioso paesaggio. Verde ovunque, colline delicate e morbide tutto intorno a noi, coperte e decorate di bananeti color smeraldo, un verde intenso che rifletteva il sole, aria fresca e cristallina. Ci innamorammo! Poi finalmente i suoi abitanti, tanti, sperduti qua e là tra le colline in semplicissime casette di fango e legna, ricoperte da tetti fatti con foglie di banane. Senza bagno, senza acqua, senza elettricità, senza cucina, senza tutto ma con grandissimi sorrisi e abbracci! Bimbi scalzi e mal vestiti, sopratutto sporchissimi, sdentati ma non meno sorridenti e accoglienti, così come i tantissimi giovani che rapirono il nostro cuore, desiderosi di essere amati, considerati e messi alla prova alla ricerca di un’opportunità per il loro futuro. E’ incredibile come per far missione sia straordinario l’incontro con il villaggio, ma come la gente del villaggio invece scapperebbe appena possibile, senza sapere che la città li attende con mille trabocchetti.

Il nostro segno era, nel pieno carisma francescano, cercare, accogliere e accompagnare gli ultimi tra gli ultimi. Scoprimmo che gli ultimi erano i disabili mentali, in particolare i bimbi, totalmente discriminati, nascosti, considerati una piaga, uno stigma per la famiglia, la donna e la società. Ecco allora l’idea di una casa, un centro destinato all’accoglienza e all’educazione dei bambini con gravi ritardi mentali. Nasceva quello che oggi è il centro educativo “Karidaari Seed” di Rushooka, che sarebbe poi diventato il più grande centro per l’educazione dei disabili in Uganda. Il centro occupa buona parte delle nostre giornate, ma non abbiamo smesso di passare tante ore con i giovani e le persone del villaggio, ascoltando i loro semplici ma traumatici guai per provare ad affrontarli assieme!

 

Giorgio e Marta

 

 

Un misto di meraviglia e paura, come per ogni muzungu, l’uomo bianco, alla sua prima visita. Era l’agosto del 2006 e la mia prima volta a Rushooka la ricordo così, con questa sensazione. Per tutto il giorno ero stato in viaggio da Kampala: 400 chilometri su una stradaccia. Ero già stanchissimo quando abbiamo lasciato la strada principale. Era buio, pioveva forte, c’era fango...non vedevo assolutamente niente. Ho chiesto a una suora: ”Dove mi state portando?”. In realtà pensavo di essere alla fine del mondo e nella mia testa girava una domanda: “Che cosa ci faccio qui? Questo non è il posto per me”. Ci sarei rimasto per i successivi sei anni. 

A Rushooka ho amato sopratutto il silenzio. Fino al 2010 non c’era elettricità, allora al tramonto mi sedevo fuori dalla chiesa e ascoltavo i rumori del villaggio che andava a dormire.

I bambini che piangevano, le capre, le galline, le conversazioni sussurrate. Piano piano tutto si faceva tutto più silenzioso e la notte passava sopra al villaggio. Allora arrivava il silenzio.

Ogni mattino invece è un esplosione di gioia. Amo i ragazzi e i 200 bambini che ogni weekend vengono da noi a giocare a calcio, volley, basket e ai loro giochi, riempiendo l’aria con risate e vitalità.

Per un missionario, ogni posto nuovo porta con sé dei problemi ma a fine giornata, guardando indietro, capisci che vale la pena vivere la vita al massimo, conoscere gioie e dolori altrui, imparare che anche gli altri hanno sentimenti e sogni da realizzare. Sono diversi dai nostri, ma valgono forse di meno?

 

Padre Teofilo